Autore: Swami Calzi

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Swami Calzi

Swami Calzi

Sono, anzi mi chiamo, Swami Calzi. nasco una ventina d’anni fa, in un giorno che le cronache locali definiscono “non troppo assurdo e discretamente comune”. Da subito ho mostrato una certa ritrosia nei confronti del tempo lineare, motivo per cui l’età anagrafica (21 anni, dicono) mi aderisce addosso come una giacca di taglia sbagliata: troppo stretta mentre leggo libroni impolverati (probabilmente troppo complessi per me), troppo larga mentre gioco a scacchi contro me stesso (e perdo). Nel corso della mia infanzia ho sviluppato una certa diffidenza nei confronti della realtà apparente e proposta, scegliendo così di interrogare il senso delle cose invece che accettarle placidamente. Questa tendenza filosofica, inizialmente scambiata per distrazione cronica, si evolve con gli anni in una vocazione vera e propria: dopo una lunga fase di meditazione procrastinata (nota anche come "gap year esteso a casaccio"), ho deciso infine di iscrivermi a Filosofia presso l’università di Bologna il settembre passato. Nel frattempo leggo con trasporto e scrivo con un entusiasmo che sfiora il maniacale, senza mai scordarmi di perdere regolarmente a scacchi contro il proprio io peggiore, quello che muove i pedoni senza pensarci troppo. Quest' usanza deve però aver inaspettatamente funzionato, in quanto i tornei a cui ho partecipato si sono conclusi con grandi risultati. Da un anno sono entrato nel Mensa, misteriosa confraternita di cervelli rapidi e gusti discutibili in fatto di enigmistica, anche se continuo a sospettare che il test d’ingresso fosse uno scherzo particolarmente ben orchestrato da un gruppo di logici con troppo poco tempo libero. Non credo molto nel “presentarsi”: le identità mi sembrano maschere un po’ slabbrate, ma per il momento mi firmo ancora Swami Calzi. Buona lettura e buon tutto

Swami Calzi ci parlerà del rapporto tra felicità e fine, interrogando obiettivi, antropocentrismo e senso dell’agire umano di …