La consapevolezza dell’uomo lo ha da sempre costretto a relazionarsi con la propria interiorità, sia con l’idea di essere un individuo finito, fallibile e fallace, sia con i propri dubbi e desideri.
Per sottrarsi a queste sensazioni spesso spiacevoli, che spaventano e spiazzano, lasciando più domande che risposte, l’uomo si è affidato ad intrattenimenti diversi, più o meno sani, più o meno permanenti: dagli spettacoli alla mondanità, passando per l’esercizio della fede, fino ad arrivare, nei contesti più gravi, all’uso e all’abuso di sostanze.
L’intrattenimento in sé non è dannoso per l’individuo e non gli impedisce di conoscersi; al contrario potrebbe essere propedeutico a questo scopo. Tuttavia è necessario che questo intrattenimento sia goduto con intenzionalità, con curiosità e analisi, dandosi la possibilità di rispecchiarsi in queste attività in modo da scoprire lati di sé sconosciuti.
Stanislaw Lem nel suo romanzo Solaris insiste proprio su questo punto: anche nell’esplorazione spaziale l’uomo non è in cerca di altri mondi, di altre culture e civiltà, bensì di specchi che gli permettano di comprendere meglio il proprio.
«Non abbiamo bisogno di altri mondi. Abbiamo bisogno di specchi. Non sappiamo cosa fare con altri mondi. Un solo mondo, il nostro, ci basta; ma non possiamo accettarlo per quello che è.» Stanislaw Lem – Solaris
Gli intrattenimenti nell’era pre-internet, per quanto pervasivi ed efficaci potessero essere, avevano due caratteristiche fondamentali: erano limitati ad un luogo o un tempo specifico in cui potevano essere goduti e tendenzialmente richiedevano uno sforzo, anche minimo, per essere apprezzati.
In quest’era di consumismo sfrenato, in cui tutto è prodotto e profittevole, sono emersi nuovi artefatti in grado di rispondere a questo bisogno di evasione primordiale con un’efficacia non paragonabile ai suoi predecessori. Gli intrattenimenti del nuovo millennio non soffrono più dei “difetti” dei precedenti, ma sono sempre disponibili e pronti all’uso, non ci richiedono più uno sforzo per essere goduti e soprattutto ci danno l’impressione di essere infiniti e inesauribili.
Chiaramente, lo scrolling è l’artefatto principe di questa tendenza: ci propone a portata di dito una libreria illimitata di contenuti pronti ad assopire la nostra mente, impedendole di addentrarsi in quei meandri tanto scomodi. Inoltre non richiede all’utente uno sforzo intenzionale, come potrebbe essere la scelta di un determinato contenuto, ma solo l’apertura dell’applicazione e nient’altro.
Tuttavia altre modalità si affiancano a questa, ad esempio la numerosità di sequel, spinoff e prodotti secondari di cui oggigiorno assistiamo alla continua pubblicazione. Non siamo più inclini a far pace con l’idea che un’opera, o una storia, possa finire, quasi riflettendo la nostra più profonda difficoltà ad accettare la nostra di fine. Abbiamo questa illusione di avanzamento perpetuo che ci porta a consumare il prodotto successivo ancora e ancora senza soffermarci su quello appena concluso; e così via finché non esauriamo completamente i prodotti o ne perdiamo l’interesse.
La parte fondamentale del processo introspettivo è impiegare del tempo nell’osservare gli specchi a cui ci esponiamo, siano essi opere di vario tipo, storie o relazioni, cercando di cogliere i bordi sfocati della figura che si intravede dall’altra parte. Tuttavia questo non è più possibile; il numero infinito di stimoli a cui siamo esposti, unito alla pressione esterna del non dover perdersi nulla per non restare indietro, non ci permette di dedicare il tempo sufficiente alla nostra interiorità. Tempo che, a differenza dei prodotti che fagocitiamo, è finito.
Un individuo che trascorra la sua vita nell’osservare con la giusta attenzione i propri riflessi in questi specchi, può aspirare a conoscersi più profondamente, senza però la certezza di una conoscenza completa; potrebbe quindi non arrivare mai alla base dell’iceberg, ma sicuramente non si soffermerà alla punta.
Una persona che, al contrario, spenda il suo tempo assopita e inerme, mentre una sfilza interminabile di specchi le sfila velocemente davanti agli occhi, non potrà neanche avvicinarsi al mare in cui il suo iceberg è immerso.
Scappare dal concetto di fine rifugiandosi in un flusso apparentemente infinito di distrazioni, ci preclude di godere appieno del nostro tempo. La consapevolezza e l’accettazione della fine di qualcosa è fondamentale per poterlo apprezzare appieno, sia questa un’opera, un film oppure la nostra vita.










