Giovanni Falcone, in un’intervista per Rai 3 del 30 agosto 1991, disse lapidario: “La mafia è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine”.
La sua saggezza gli permetteva di cogliere la fine come elemento ineluttabile. Finirà la specie umana, il pianeta terra, il sistema solare e (presumibilmente) anche l’universo. Ma spesso queste fini, così grandi rispetto alle misere vicende umane, poco interessano all’uomo della strada, che al contrario e all’inverso è più interessato alla propria specifica morte, e prima ancora alla fine del rapporto di lavoro, che può concretizzarsi in un felice pensionamento o in un tragico licenziamo, o alla fine dei rapporti sentimentali, alla chiusura del ristorante preferito, alla conclusione di una ghiotta serie TV. Perfino il veglione di capodanno, che conclude il nostro (importantissimo) giro attorno alla piccola stella chiamata Sole, appare di fondamentale interesse.
La fine, che la si percepisca o meno, è in ogni dove. E spetta a noi scegliere se mantenere sempre viva nella mente la sua esistenza, e ottenere in cambio un po’ di consapevolezza, ma anche un velo di malinconia; oppure ignorarla, fingere di ignorarla, vivere sperando (e sappiamo come morì, chi visse sperando), gioire nella nostra leggerezza e trascorrere così giorni più spensierati.
Forse la soluzione è, come spesso accade, nel mezzo: prestare il dovuto rispetto alla cognizione della fine, ma cogliere l’attimo, e vivere così il momento presente.
Su questa lama di rasoio si sono mossi i nostri autori. Ma prima di presentare, in una sorta di indice esplicato, i nostri contributi, vorrei dedicare qualche parola a un’altra questione.
Il numero di Quid dedicato alla Fine non è la fine di Quid, ma anzi un nuovo inizio. È solo la fine del mio percorso alla guida di questa rivista. Dopo aver visto la nascita di nove dei suoi sedici numeri, è arrivato per me il momento di lasciare spazio a chi farà certamente meglio di me.
Quid, nata nel gennaio 2020 per volere dell’allora presidente Manuel Cuni, si è innestata nella lunga tradizione delle riviste di Mensa Italia quali Humus, Ephemeris, Il commensale, Acta, Mir, Liber, Memento e il biMensale. La direzione di Quid venne affidata dal numero 1 a Gaspare Bitetto, che se ne occupò fino al 2022, quando mi affiancò durante il mio insediamento, come farò io ora con chi mi seguirà, per mantenere quella continuità che è valore fondamentale nelle Associazioni come la nostra. Perché diventa un modo di mantenere intatta l’essenza di un’idea anche quando ogni singolo componente di quell’idea è cambiato, come nel mito della nave di Teseo, che non smise di essere la sua nave neppure quando ogni singolo pezzo di legno era stato sostituito.
Ma dedichiamoci ora ai nostri autori.
Alessio Cassinelli-Lavezzo ci condurrà nel mondo delle fini come passaggi formativi, mostrando come ogni perdita diventi occasione di crescita, consapevolezza e trasformazione personale.
Guido Attilio Condorelli ci parlerà della crisi del paradigma biomedico, proponendo una medicina integrata che ricomponga scienza, soggettività, etica e complessità dell’umano.
Alberto Galia affronterà il tema dei sogni dei morenti, interpretandoli come dispositivi simbolici di preparazione psichica, integrazione e continuità dell’esperienza.
Emmanuele Lazzarato ci condurrà nell’immaginario egizio della morte, letta come passaggio cosmico e politico, fondato su rito, ordine, regalità e rinascita.
Matteo Massetti ci parlerà dell’infinito intrattenimento contemporaneo, analizzandolo come strategia di fuga dall’introspezione e dalla consapevolezza del limite.
Alberto Viotto affronterà il tema delle apocalissi culturali, mostrando come le narrazioni della fine riflettano paure sociali, controllo politico e bisogno di senso.
Natalia Buzzi ci condurrà in un racconto tra statistica e memoria, dove i dati anonimi sulla morte si intrecciano a lutto, identità e affetti familiari.
Swami Calzi ci parlerà del rapporto tra felicità e fine, interrogando obiettivi, antropocentrismo e senso dell’agire umano di fronte al limite.
Caterina Biasi ci accompagnerà con una poesia sulla fine come risveglio continuo, memoria che scorre e si trasforma.
Arnaldo Carbone affronterà vari temi in una trilogia legata all’arte:
Innanzitutto quello della morte dell’autore, ripercorrendo l’evoluzione della scrittura fino alla collaborazione tra intelligenza umana e artificiale.
Poi ci condurrà nel mondo della morte narrativa a sorpresa, analizzando come cinema, serie e fumetti abbiano infranto il mito dell’eroe immortale.
Infine si sposterà nel mondo di musica, cinema e morte, intrecciando Apocalypse Now, Jim Morrison e il mito culturale della fine.
Gabriel Garofalo ci presenta un racconto che parla di una relazione lacerata dalla malattia, dove amore, desiderio e rabbia convivono davanti all’imminenza della morte.
Riccardo Gerotto affronterà il tema della fine come astrazione umana, tra paura dell’ignoto, narrazione, illusioni di continuità e crisi contemporanea.
Federico Guerreri ci condurrà nella fine come atto creativo, esplorando trasformazione, personalità, fisica moderna e senso del compimento umano.
Alessio Petrolino ci parlerà delle storie che non finiscono, analizzando franchise, serialità infinita e mutazioni industriali del racconto cinematografico.
Edoardo Ares Tettamanti affronterà il tema della fine dell’umanità nell’era dell’AGI, tra rischi sistemici, disallineamento e governance dell’intelligenza artificiale.
Fabrizio Valenza ci condurrà in un thriller identitario, dove memoria cancellata, etica scientifica e verità personale ridefiniscono il concetto di fine.
Daniela R. Giusti ci parlerà del declino del cinema come rito collettivo, dal grande schermo allo streaming domestico e all’intrattenimento frammentato.
E affronterà anche il tema della fine nell’arte e nella musica, tra Leonard Cohen, Hopper e l’estetica sospesa dell’ultimo momento.
Infine Riccardo Burato ci condurrà in un viaggio tra filosofia, composizione e percezione, nel paradosso del tempo musicale, tra canoni medievali, Bach e le sperimentazioni contemporanee della musica potenzialmente infinita.
Non mi resta che augurarvi buona lettura.
Floreat Mensa









